OPS - Ospitalità in Pronto Soccorso

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OPS Bologna - sperimentazione cittadina sull'ospitalità e accoglienza in Pronto Soccorso: in partenza nei prossimi mesi a Bologna un progetto di ricerca-azione del Centro Antartide che prevede la presenza di studenti universitari nei Pronto Soccorso di Bologna che si prenderanno cura dell’accoglienza e dell’attesa dei pazienti e loro familiari. Un’iniziativa che vede la partecipazione di Azienda USL di Bologna, Azienda Ospedaliero Universitaria di Bologna - Policlinico S. Orsola Malpighi, Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna e l’Università di Bologna con il supporto della Fondazione Carisbo

Il Centro Antartide ha iniziato a interessarsi del tema dell’attesa negli anni novanta con i “Racconti d’Attesa, brevi novelle, appositamente scritte da importanti autori, affisse alle pensiline dei bus. Una piccola e insolita attenzione che per quanto semplice restituiva a chi aspettava i mezzi di trasporto l’idea che qualcuno avesse pensato, e scritto, proprio a lui e a quell’istante, per renderlo più piacevole e confortevole. Un’intuizione che in seguito ha trovato e talvolta ispirato un proseguo di buone pratiche: dalle metropolitane di Roma, Milano, Napoli ai vaporetti veneziani, dallo stadio di Buenos Aires ai bus di Grenoble.

L’attesa, si sa, va “ingannata”: ma spesso è lei a trarci in inganno, dilatando a dismisura tempi che, in altri contesti, ci parrebbero molto più brevi. Fenomeno quanto mai evidente in un Pronto Soccorso, dove la dimensione temporale dell’attesa si carica maggiormente di ansie e disagi.
La percezione del tempo degli utenti, costretti alla forzata inattività, è spesso dilatata dalla condizione di ansie e insicurezza, e in molti casi anche di disagio fisico e dolore, e contrasta con quella dei lavoratori della struttura ospedaliera che al contrario agiscono in condizioni di grande pressione, perseguendo l’efficienza.
Un tempo dilatato si scontra con un tempo contratto: una dinamica che potenzialmente favorisce il conflitto. Inoltre l’ingresso in un Pronto Soccorso rappresenta un momento di massima espressione di un bisogno, spesso conseguenza di eventi improvvisi o traumatici. Ecco allora che stress e ansia, combinati con i fisiologici tempi di attesa, possono aumentare il rischio di “sindrome di abbandono e, conseguentemente, le incomprensioni tra utenti ed operatori.

In questo contesto è possibile agire senza invadere lo spazio medico e infermieristico ma operando sulla spazio interstiziale in luoghi e tempi ritenuti marginali ma in realtà di importanza strategica. Si tratta quindi di intervenire “fra le pieghe” dell’accoglienza, offrendo all’utente opportunità che attenuino la sensazione di ansia e stress, disseminando la sua forzata permanenza di piccoli momenti di informazione, svago e per quanto possibile relax.

Da queste riflessioni e da un lavoro di lunga data avviata con i progetti La Città Civile e Humane Cure è nato il progetto Ospitalità in Pronto Soccorso che prevede di avviare una fase di ricerca e sperimentazione sul tema dell'accoglienza e gestione dell'attesa dei 3 principali Pronto Soccorso di Bologna coinvolgendo gli studenti universitari dell’Università di Bologna che, dopo un percorso formativo dedicato, saranno guidati a implementare un'accoglienza attiva riservata ai pazienti in attesa negli spazi deputati delle strutture (in particolare codici bianchi e verdi e familiari) nell’ambito dei loro tirocini curricolari. La ricerca avrà l'obiettivo di sperimentare e monitorare questa azione in riferimento al miglioramento dell'accoglienza e l'assistenza ai bisogni non medici, facilitare il lavoro del personale medico e infermieristico e perseguire finalità formative per i ragazzi coinvolti.

L’approccio è quello di un’accoglienza attiva e proattiva, che non attenda il manifestarsi di situazioni di estrema necessità o di insofferenza per contenerle e gestirle, ma che vada invece incontro ai pazienti, anticipando le loro esigenze e che, attraverso un approccio orientato alla cortesia e all’attenzione, sia finalizzata a smontare e disinnescare gli atteggiamenti di ansia, la sensazione di abbandono e per quanto possibile l’aggressività e la conflittualità.

Il progetto si ispira ad alcune esperienze già svolte in Italia e dal cui benchmarking il progetto prenderà le mosse, avrà anche la finalità di individuare caratteristiche e indicatori per un modello d’eccellenza che possa poi essere replicato anche in altri contesti regionali a partire dalla sperimentazione bolognese.
OPS, le cui attività preparatorie e le fasi di ricerca preliminare sono in corso queste settimane, coinvolge l’Azienda Unità Sanitaria Locale Bologna, l’Azienda Ospedaliero - Universitaria di Bologna Policlinico S. Orsola Malpighi, l’Istituto Ortopedico Rizzoli, l’Università di Bologna e l’Agenzia sanitaria e sociale regionale - Regione Emilia-Romagna e si svolge grazie al supporto della Fondazione Carisbo. La fase di coinvolgimento degli studenti sarà avviata a breve e si prevede di entrare nel vivo delle attività in primavera.

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