A partire dal regolamento, per il rilancio del capitale sociale

È stato presentato lo scorso 22 febbraio, in un gremitissimo Auditorium Enzo Biagi di Sala Borsa, il Regolamento sulla collaborazione tra cittadini e amministrazione per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani, nato dal progetto bolognese Le città come beni comuni sviluppato da Centro Antartide e Labsus – Laboratorio per la Sussidiarietà, con la partnership del Comune di Bologna e il contributo della Fondazione del Monte. Studiato a partire da tre sperimentazioni territoriali, attivate dal Centro Antartide e scelte in modo da comprendere le diverse tipologie di beni comuni urbani di cui i cittadini attivi possono occuparsi (giardini, muri, immobili, beni comuni immateriali), il testo è stato approvato dopo due anni di lavori dalla giunta del Comune di Bologna e rappresenta la prima traduzione del principio di sussidiarietà in norme amministrative.

È così arrivato a Bologna uno strumento fondamentale per “liberare” le energie di chi si vuole occupare in maniera attiva della città: una semplificazione che era davvero necessaria per permettere di indicare strade chiare e percorribili a chi ha voglia di darsi da fare per il buono stato della città, la sua bellezza, la sua vivibilità. L’evento Regole nuove in Comune, per un’amministrazione condivisa è stato l’occasione per raccontare alla città il regolamento, nato dalla convinzione, nelle parole del Sindaco Virginio Merola, che siano "le persone le prime infrastrutture a fare la differenza della città". Un testo, come ha proseguito Marco Cammelli, che "si fonda sulla diversificazione delle procedure, sulla buona fede nella collaborazione tra amministrazione e cittadini e sulla fondamentale responsabilità di chi decide di operare". "I beni comuni sono nostri" ha commentato Gregorio Arena: "se non siamo noi a prendercene cura chi altro dovrebbe occuparsene?" In questo senso il regolamento è un passaggio fondamentale, una cornice che mette in condizione di agire le tante energie civiche presenti in questa città che da sempre è stata esempio in tutta Italia e che da qualche tempo sta tornando ad esserlo per fermento e voglia di fare, forse nato anche dalla stanchezza di vedere una città diversa da come la vorremmo. L’evento è stato anche l’occasione per dire grazie ai tanti che fanno e a quanti, partecipando ai tre laboratori territoriali, si sono messi a disposizione del progetto e dell’amministrazione, con preziosissima pazienza e disponibilità, anche imparando nuovi mestieri per i beni comuni.

Il regolamento è una tappa fondamentale per semplificare il rapporto tra cittadini e amministrazione, una cornice dentro la quale è necessario che ora si dipinga il quadro vero e proprio. Serve infatti un’operazione culturale ampia, continua e ambiziosa di rilancio del capitale sociale, di riscoperta di quel senso di comunità che può restituire il valore dei beni comuni e far trovare le motivazioni per impegnarsi attivamente, in prima persona, in questo senso. Questo può essere fatto solo insieme, amministrazione e cittadini: questa è la sfida più grossa, che passa attraverso la gestione condivisa dei beni comuni ma che deve arrivare anche alla riscoperta del senso civico, ordinario e straordinario.

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