Lupi alle porte di casa. Quale pericolo per l’uomo?

Alla luce dei recenti casi di avvistamenti di lupi a ridosso dei centri urbani e del taglio a volte allarmistico di molti mezzi d'informazione, la Sezione regionale del WWF Emilia-Romagna ha illustrato i più recenti dati sull’espansione della specie nel nostro Appennino, in occasione di un’affollata conferenza stampa sabato 7 dicembre 2013 a cui il Centro Antartide ha partecipato con una riflessione sulle corrette modalità di comunicazione sul tema della presenza di questi esemplari sul territorio. Ricercatori, amministratori pubblici, esperti di comunicazione, cacciatori e allevatori hanno presentato le complesse dinamiche connesse alla coabitazione lupo- uomo e risposto alle domande dei giornalisti, allo scopo di favorire il più possibile la diffusione di una corretta divulgazione sul tema.

Presentati dal Presidente della Sezione Regionale Marco Galaverni, sono intervenuti: Maria Luisa Zanni (Responsabile Progetto Lupo, Assessorato Agricoltura Regione Emilia Romagna), Davide Palumbo (Biologo grandi carnivori), Willy Reggioni (Wolf Apennine Center), Elisa Berti (Centro Recupero Fauna Selvatica Monte Adone), Virgilio Donati (Consigliere regionale URCA) eSara Branchini (Centro Antartide).

Con le ultime stime che parlano di circa 200 esemplari in Regione, raggruppati in circa 40 branchi, il numero di lupi in Emilia Romagna è destinato ad assestarsi presto. Quasi tutte le zone idonee dal punto di vista ambientale, infatti, sono state colonizzate, e la struttura territoriale dei branchi fa sì che il loro numero non possa aumentare esponenzialmente. I recenti avvistamenti di esemplari a ridosso dei centri abitati non devono spaventare. Già da diversi anni è stata segnalata la presenza stabile di due famiglie di lupi ad alcuni chilometri da Bologna, ad esempio, senza che ciò abbia causato particolari problemi. I lupi sono schivi nei confronti dell’uomo, tanto che avvistarli è ancora un evento raro, ma eventuali incontri vanno presi con la dovuta cautela, specialmente in presenza di prede o cuccioli.
Seguendo il loro ciclo biologico, nel periodo autunnale i giovani lupi spesso lasciano il branco natio per cercare nuovi territori. In queste esplorazioni è possibile che, seguendo le loro prede naturali (cinghiali e caprioli, principalmente), si spingano in prossimità dei centri urbani, finendo talvolta vittime di incidenti stradali, come quello –tragico- di due giorni fa, che è costato la vita ad un automobilista. Per prevenire tali incidenti, molto più comunemente causati da caprioli o altri ungulati selvatici, è indispensabile la realizzazione di sistemi di dissuasione e di adeguate protezioni delle carreggiate autostradali, come già avviene in molti altri paesi, ad esempio Svezia e Stati Uniti, combinati a ponti e sottopassi per l’attraversamento della fauna.
Gli episodi di predazione su bestiame domestico, che rappresenta una parte minima della dieta del lupo in Emilia Romagna, sono limitati e circostanziati. Le ultime stime dei danni ascrivibili a cani e lupi (che la legge regionale rimborsa pienamente in entrambi i casi) ammontano a poco più del 5% del totale dei rimborsi per danni causati da fauna selvatica. Ovvero circa la metà rispetto al meno temuto picchio, o un terzo rispetto alla lepre.
Quello che invece non si arresta è il fenomeno del bracconaggio, ancora forte anche nel nostro territorio. Si stima che circa il 20% dei lupi finiscano ancora vittima di lacci e bocconi avvelenati, oppure di armi da fuoco. Ciò significa decine di lupi uccisi illegalmente ogni anno. Sono quindi necessari tutti gli sforzi per prevenire il bracconaggio e favorire una pacifica convivenza tra uomini e lupi, in quanto elemento essenziale per gli equilibri dell’ecosistema.
Pertanto è fondamentale una corretta comunicazione per non ingenerare meccanismi di timore che possano contrastare ulteriormente il già difficile mantenimento della attività legate ai territori collinari e montani: è fondamentale, come gli esperti di comunicazione ambientale del Centro Antartide hanno sottolineato, accompagnare informazioni verificate con scelte di lessico e di immagini misurate all’effettivo livello di allerta, fornendo consigli ed indicazioni pratiche e non finalizzate ad incentivare ingiustificati allarmi. Serve anzi favorire quelle iniziative di educazione ambientale e turismo naturalistico (che vede sempre più appassionati alla ricerca delle tracce del lupo) che possano rilanciare l’economia della montagna e una migliore conoscenza del valore inestimabile della natura.

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