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Ciao Giampiero, giardiniere di civiltà

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È difficile trovarsi a raccontare una persona che se ne va, soprattutto se parliamo di quella che è stata, da sempre, l’anima del Centro Antartide. Giampiero Mucciaccio, per noi Giampy, ci ha lasciati sabato, dopo una tremenda malattia che lo aveva costretto, già da qualche anno, ad allontanarsi dal nostro lavoro quotidiano anche se, fino all’ultimo, ha continuato a suggerire, consigliare, orientare.

Profondamente ostinato e tremendamente cocciuto nel portare avanti le sue idee potenti, Giampiero si è scontrato spesso contro muri e porte chiuse, ma non ha mai vacillato e anzi ha affrontato tutto con quell’estrema gentilezza testarda che ha sempre praticato nel porsi agli altri e professato attraverso la moltitudine di iniziative che ha ideato per la sua amata città, Bologna, e la sua comunità. Ha sempre lavorato per connettere mondi anche molto diversi, sperimentando l’uso di linguaggi assolutamente nuovi per ciascuno dei temi che abbiamo sempre trattato: dalla sostenibilità ambientale alla convivenza civile passando attraverso la sicurezza stradale e la mobilità sostenibile. Molti dei suoi progetti, ma soprattutto delle sue iniziative - quelle che tra di noi amiamo chiamare con affetto “mucciacciate” - hanno invaso e colorato il centro della città per tanti anni: era il suo modo di raccontare temi seri con cortesia, gentilezza ed un sorriso. Qualità che, insieme alla bellezza, ha cercato e valorizzato negli ultimi anni tra le pieghe della città, nel piccolo e nel quotidiano con il suo Premio Bologna Città Civile e Bella.

Sempre più spesso, in questi ultimi anni, ci è successo di guardarci indietro e scoprire che molte delle riflessioni e dei temi che Giampiero aveva messo al centro della nostra agenda, ma anche in quella della città e non solo, sono oggi di grande attualità qui e in tanta parte del Paese. Un grande intuito davvero visionario accompagnato ad una continua fuga dalla prima fila e dalla ribalta, spazi che tante volte lasciava a qualche giovane collaboratore come riconoscimento del lavoro svolto e del contributo dato al raggiungimento dell’obiettivo. Fra le ultime iniziative che ha curato, già malato, c’è il ricordo dei “figli migliori della nostra città”, quelli adottivi, come Andrea Pazienza, Franco Morpurgo e come, in fondo, era anche lui. 

Timido ed umile, forse troppo, Giampiero univa un estremo rispetto verso gli altri, senza distinzioni, ad una grande reverenza per la cultura tutta e per le personalità di quel mondo che ha sempre voluto coinvolgere e valorizzare “portandole” anche in terreni a loro poco familiari, come una piazza gremita, un casello autostradale o la pagina accanto ad una vignetta umoristica. Credeva tantissimo nel protagonismo di una scuola aperta al territorio e del territorio che entrasse nella scuola e nell’importanza del contributo di ognuno nella costruzione costante di città più sostenibili, vivibili e basate sulle relazioni.
Non sappiamo se avrebbe apprezzato queste parole soprattutto per la riservatezza che l’ha contraddistinto per tutta la vita. Avrebbe probabilmente preferito ricordare oggi i tanti che ci hanno accompagnato in questi anni e che non ci sono più e avrebbe chiuso queste righe (raccomandandosi che fossero brevi) con una citazione colta, perfetta per l’occasione e letta tra le tante pagine che ogni giorno cercava e sfogliava e che avrebbe usato poi per intavolare una nuova lunga chiacchierata su un nuovo tema che aveva individuato come strategico in città, fra la gente, muovendosi con la sua bicicletta nera.
La leggerezza e la pedagogia del sorriso per educare e cambiare nel profondo la società a tutti i livelli: questo è stato lo stile del Centro Antartide di Giampiero Mucciaccio. Oggi noi, che stiamo continuando a portare avanti quello che Giampiero chiamava “il suo primogenito”, proviamo ancora a tradurre ogni giorno questi principi e continuiamo ad attingere dal suo cassetto pieno di carte e ricco di creatività perché in fondo Giampiero non si è mai veramente congedato dal Centro Antartide.

Per chi volesse salutarlo i funerali si terranno mercoledì 20 marzo alle ore 14 presso la chiesa di Santa Maria Annunziata di Fossolo, in via Fossolo 31/2 a Bologna.